I CineVerdetti della Biennale

Le pellicole di Venezia sotto la lente di CineVerdetti

AFTER THE HUNT

Data di Uscita (Italia): 16 ottobre 2025
Anno: 2025
Nazione: USA, Italia
Genere: Thriller, Drammatico
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 139 min
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Nora Garrett
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Attori: Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny, Thaddea Graham, Lio Mehiel, Will Price (II), Christine Dye, Nora Garrett, Burgess Byrd

IL CINEVERDETTO

"La gente non mente mai tanto quanto dopo una caccia, durante una guerra o prima di un'elezione". Si apre con questa citazione di Otto von Bismarck l’ultimo lavoro di Luca Guadagnino, e mai incipit fu più programmatico. Dopo averci trascinato sui campi da tennis di Challengers e nelle ossessioni di Queer, il regista nostrano torna con un’opera che è, nelle sue stesse parole, un "thriller psicologico contorto". Presentato in anteprima mondiale a Venezia 82 e scelto come film d'apertura al New York Film Festival, After the Hunt arriva finalmente in sala portandosi dietro un’aura di prestigio e polemica.
Siamo tra i corridoi gotici e le aule in mogano di Yale (o almeno così crediamo: il miracolo scenografico di Stefano Baisi ha ricreato l'intero campus negli studi di Londra, con una precisione maniacale che va dalle piastrelle di un bar locale fino agli alberi piantati sul set). Al centro di tutto c'è Alma Imhoff (una Julia Roberts mai così gelida), professoressa di filosofia all'apice della carriera, che vede la sua torre d'avorio tremare quando la sua studentessa prediletta, Maggie (la star di The Bear Ayo Edebiri), accusa il carismatico collega Hank (Andrew Garfield) di molestie. Ma non aspettatevi un semplice dramma processuale. La sceneggiatura dell'esordiente Nora Garrett usa l'accusa come un catalizzatore per esplorare "le zone grigie", costringendo Alma a proteggere un segreto del suo passato che rischia di essere dissepolto.

Julia Roberts abbandona ogni calore per interpretare una donna definita "chiusa e spigolosa". I costumi di Giulia Piersanti, ispirati a Diane Keaton ma con un taglio androgino e accademico, ne sottolineano l'armatura psicologica. È una Roberts che lavora di sottrazione, intellettuale e manipolatrice, lontanissima dai ruoli che l'hanno resa l'innamorata d'America. Andrew Garfield è la vera sorpresa nel ruolo di Hank, un uomo che porta addosso un'ambiguità pericolosa (simboleggiata persino dal tatuaggio di un uroboro, il serpente che si morde la coda). La sua performance cammina sul filo del rasoio: colpevole o vittima di un fraintendimento? Il film non ci mostra mai la scena incriminata, lasciando a noi – e alla partitura ansiogena di Trent Reznor e Atticus Ross – il compito di dubitare. Ayo Edebiri tiene testa ai due giganti con un personaggio complesso: una ragazza adottata in una famiglia ricca e bianca, che cerca disperatamente di assimilarsi allo stile di Alma pur sentendosi un'eterna estranea.

Visivamente, il film è un gioiello. Guadagnino è riuscito in un'impresa che Hollywood tentava da 25 anni: riportare sul set il direttore della fotografia Malik Hassan Sayeed (già occhio di Spike Lee e Kubrick), che ha avvolto il film in una luce "dorata" ispirata al cinema degli anni '70. Ogni inquadratura, dall'appartamento "Classic Seven" di Alma al ristorante indiano Tandoor ricostruito bullone per bullone, trasuda un realismo che rende ancora più inquietante il dramma borghese che vi si consuma.

Nonostante la confezione impeccabile, After the Hunt soffre di una certa verbosità; il film a volte si perde in discussioni filosofiche che smorzano la tensione. La volontà di non dare risposte è lodevole, ma il finale tronco lascia un senso di irrisolto che può frustrare chi cerca una catarsi classica. Guadagnino firma un film che è "un invito alla discussione pubblica". Non è il capolavoro viscerale di Suspiria né il divertissement erotico di Challengers, ma un'opera cerebrale e raffinata. Andateci per vedere Julia Roberts fare a pezzi la sua immagine pubblica, restate per la luce incredibile di Sayeed, ma preparatevi a uscire dalla sala con più domande che risposte.

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NO OTHER CHOICE

Data di Uscita (Italia): 1 gennaio 2026
Anno: 2025
Nazione: Corea del sud
Genere: Commedia nera, Drammatico
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 139 min
Regia: Park Chan-wook
Sceneggiatura: Park Chan-wook, Lee Kyoung-mi, Jahye Lee, Don McKellar
Attori: Byung-Hun Lee, Ye-Jin Son, Hee-soon Park, Sung-min Lee, Yeom Hye-ran, Seung-won Cha

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IL CINEVERDETTO

L'ultima fatica di Park Chan-wook, No Other Choice - Non c'è altra scelta, che arriverà nelle sale italiane il 1 gennaio 2026 distribuito da Lucky Red, si presenta come un'opera che colpisce lo spettatore senza aver bisogno di alzare la voce. Tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake, il film ci trascina in una spirale di disperazione e umorismo nero, confermando la maestria del regista sudcoreano nel maneggiare materie narrative incandescenti con una freddezza chirurgica.

Al centro della vicenda troviamo Man-su (interpretato da un poliedrico Lee Byung-hun), uno specialista nella produzione della carta con venticinque anni di esperienza, convinto di aver raggiunto la stabilità perfetta: una moglie amorevole, due figli e una casa di proprietà che simboleggia il suo successo. Questa illusione di sicurezza si frantuma in un istante con un licenziamento brutale, giustificato dall'azienda con una frase che risuona come una condanna inappellabile: "Non abbiamo altra scelta". Dopo oltre un anno di umilianti colloqui e lavori precari, e con lo spettro concreto di perdere la propria abitazione, Man-su giunge a una risoluzione terrificante nella sua logica: se il mercato del lavoro non ha posto per lui, dovrà crearselo da solo eliminando fisicamente la concorrenza.

Ciò che rende il film profondamente inquietante non è tanto la violenza, quanto la normalità con cui viene messa in scena. Il protagonista non si trasforma improvvisamente in un "cattivo" da cinema di genere, piuttosto, scivola lentamente verso l'abisso, compiendo scelte moralmente discutibili che però, nel contesto della sua disperazione, appaiono quasi inevitabili e razionali. Park Chan-wook utilizza la perdita del lavoro per esplorare un tema universale: quanto l'identità moderna sia legata alla professione e quanto velocemente un individuo possa perdere il diritto di sentirsi "normale" una volta privato del suo ruolo sociale. La morale non viene distrutta con fragore, ma semplicemente accantonata un po' alla volta, come un peso inutile che rallenta la corsa alla sopravvivenza.

Il cast offre prove di altissimo livello che arricchiscono questa satira feroce sul capitalismo. Son Ye-jin brilla nel ruolo della moglie Miri, un personaggio che rifiuta di essere una vittima passiva e che, di fronte alla crisi, dimostra una razionalità e una forza d'animo incrollabili. Attorno a loro ruotano figure che fungono da specchio deformante per le ossessioni di Man-su: da Sun-chul (Park Hee-soon), il manager di successo che incarna tutto ciò che il protagonista invidia, a Bummo (Lee Sung-min), un veterano del settore ormai apatico, fino a Sijo (Cha Seung-won), che cerca di mantenere una parvenza di dignità in un lavoro servile.

Dal punto di vista stilistico, la regia è controllata e priva di caos, quasi a voler riflettere la fredda determinazione di Man-su. Le inquadrature pulite e i colori lividi costruiscono un mondo spento e soffocante, supportato da una scenografia che mescola stili architettonici per riflettere la complessità interiore dei personaggi. A completare il quadro c'è la colonna sonora di Cho Young-wuk, registrata agli Abbey Road Studios, che alterna tensione e ironia grottesca, sottolineando perfettamente quel tono da black comedy che fa sorridere lo spettatore di un riso amaro e colpevole.

No Other Choice merita un solido applauso in qualità di vincitore morale del leone d’oro di Venezia 82. È un film che non offre consolazioni né facili redenzioni, ma che preferisce mettere il pubblico davanti a uno specchio scomodo. Park Chan-wook ci suggerisce che, sotto la giusta pressione, la linea che separa un cittadino modello da un mostro è molto più sottile di quanto ci piaccia ammettere, rendendo l'opera una visione tanto affascinante quanto disturbante.