Anteprime Venezia82
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SABATO 06 SETTEMBRE


In un futuro prossimo, Parigi è divisa in tre aree distinte, separate da barriere sociali che sembrano impossibili da superare. Controllata da ALMA, un’intelligenza artificiale che anticipa e guida le azioni della polizia, la città sembra sotto un controllo totale.
Quando il creatore di ALMA viene trovato morto, Salia, agente ambiziosa, e Zem, poliziotto cinico, sono costretti a lavorare insieme. Indagando sul caso, scoprono verità scomode e segreti nascosti nel cuore del sistema, che potrebbero cambiare per sempre la loro vita e la città stessa.
Il film, che chiude la 82ª Mostra del Cinema di Venezia, mescola tensione, mistero e riflessione su potere e tecnologia, raccontando una Parigi oscura dove nulla è come sembra.
IL CINEVERDETTO
Chien 51
Anoche conquisté Tebas


In un gelido pomeriggio d’inverno, António e Jota tornano dal fronte insieme agli amici, alla ricerca di antiche terme romane sommerse. Tra paludi e sentieri fangosi, scherzano e ricordano vecchie glorie tattiche, come per tenere a bada la fatica e la nostalgia.
Le terme, emerse dopo anni trascorsi sotto le acque di un bacino, attirano curiosi di tutte le età, desiderosi di trascorrere la giornata tra storia e mistero. Ma l’acqua sembra avere un effetto singolare sui giovani uomini: sprona coraggio e sincerità, facendo emergere verità che fino a quel momento avevano taciuto.
Quando il giorno cede il passo alla notte, confessioni, paure e sentimenti inediti vengono finalmente condivisi, mentre il timore di perdere per sempre l’amicizia più preziosa incombe sul loro cuore.
IL CINEVERDETTO
Chien 51 ti schiaffeggia in faccia con una domanda precisa: e se la giustizia fosse lasciata in mano a un algoritmo, chi decide l’essere umano o la macchina? È una risposta che non arriva mai semplice, perché il film non vuole accontentarti, e lo fa con il piglio di un thriller distopico che si bea di essere spettacolare e riflessivo senza scuse. La forza del film sta nel ritmo incalzante: Chien 51 non rallenta mai. A volte sembra di guardare un videogioco urbano con insegne al neon e suoni che ti spingono avanti a colpi di adrenalina. Dalle scene notturne nei club super-sorvegliati alle improvvise incursioni dei droni, ogni momento pulsa come un cuore in corsa. Adèle Exarchopoulos e Gilles Lellouche formano una coppia improbabile e irresistibile. Lei è fredda, precisa e affilata; lui è un sopravvissuto stracciato dalla vita. La chimica tra loro è un filo di luce in mezzo a una città che sembra divorarsi da sola. La visione di Jimenez è ambiziosa, e talvolta sfiora stereotipi già visti in altre distopie. Però qui il ritmo non cede, l’azione è distribuita con sapienza, e l’universo futuristico, pur non reinventando il genere, è messo in scena con una cura che mette in ombra molte produzioni a big budget.
Un action-thriller sci-fi che ti cattura con la velocità di un drone in picchiata e ti lascia a riflettere molto dopo i titoli di coda.
Anoche conquisté Tebas è uno di quei film che sembrano girati apposta per mettere alla prova la resistenza fisica dello spettatore. Altro che cinema: qui si pratica una forma estrema di immobilismo narrativo, una specie di meditazione forzata in cui niente accade e quel poco che accade viene stirato fino a perdere qualsiasi sapore.
La storia, almeno in teoria, dovrebbe intrecciare passato e presente tra le rovine delle antiche terme di Tebe. In pratica si limita a mostrare uomini che parlano piano, camminano piano e pensano piano. Il tempo scorre con la velocità di una stalattite che cresce, mentre tu guardi e aspetti che il film si decida a fare qualcosa. Non lo fa.
Le inquadrature insistono su pietre, acqua, corpi immobili e silenzi solenni, come se la noia fosse una scelta poetica. Ogni dialogo sembra un enigma che non porta a nulla, ogni scena sembra l’anticamera di qualcosa che poi non arriva mai. È cinema che scambia l’assenza di ritmo per profondità e la lentezza per spiritualità.
Consigliato solo a chi ama essere messo in castigo da un proiettore.
