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PRIMAVERA

Data di Uscita (Italia): 22 gennaio
Anno: 2025
Nazione: US (Stati Uniti)
Genere: Biopic / Drammatico / Commedia
Casa di Produzione: A24
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 149 minuti
Regia: Josh Safdie
Sceneggiatura: Ronald Bronstein e Josh Safdie
Fotografia: Darius Khondji
Musiche: Daniel Lopatin
Attori: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary, Tyler Okonma, Abel Ferrara, Fran Drescher.

Primavera
TRAILER

Primavera: Michieletto dirige il silenzio e Vivaldi

Primi del Settecento. L'Ospedale della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un'istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia ha vent'anni, vive da sempre alla Pietà ed è una straordinaria violinista. L'arte ha dischiuso la sua mente ma non le porte dell'orfanotrofio; può esibirsi solo lì dentro, dietro una grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l'arrivo del nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.

C’è un momento preciso in cui l’opera lirica smette di cantare e il cinema inizia a sussurrare. È in quella terra di mezzo, spesso paludosa e insidiosa per i registi teatrali, che Damiano Michieletto ha deciso di piantare la sua bandiera con Primavera. Dopo aver ribaltato i palchi della Royal Opera House e della Fenice, Michieletto debutta al cinema (distribuzione Warner Bros., uscito il 25 dicembre 2025) adattando lo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Il risultato? Un’opera visivamente ineccepibile, che ti invita a guardare, ma forse esita a farti sentire davvero fino in fondo.

Siamo nella Venezia del primo Settecento, ma dimenticate le cartoline sature da Gran Tour. La fotografia di Daria D’Antonio lavora dipingendo un Ospedale della Pietà fatto di grigi, di luci che tagliano il buio come archetti sulle corde. Qui vive Cecilia (una Tecla Insolia che conferma di avere l’argento vivo addosso), violinista prodigiosa condannata a suonare dietro una grata, invisibile ai mecenati che si beano della sua arte senza poterne incrociare lo sguardo. La routine monastica si spezza con l'arrivo del "Prete Rosso", Antonio Vivaldi (Michele Riondino, misurato, quasi in sottrazione). Michieletto costruisce il film come un "andante": alterna silenzi pesanti come macigni a esplosioni sonore improvvise. Non cerca la linearità del biopic (per fortuna), ma la suggestione lirica. E qui sta il punto: il film è talmente controllato, talmente elegante nella sua messa in scena, da sembrare a tratti più interessato alla precisione dell'inquadratura che al sangue che scorre nelle vene delle sue orfane.

Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: il trattamento della musica è sublime. Le rielaborazioni di Fabio Massimo Capogrosso non sono accompagnamento, sono dialogo interiore. Quando Cecilia suona, non sta eseguendo uno spartito, sta urlando quello che la società le impedisce di dire. Il rapporto tra lei e Vivaldi evita brillantemente le trappole del romanticismo da feuilleton. È una connessione intellettuale, spirituale. Vivaldi non è il salvatore su un cavallo bianco, è un catalizzatore, una cassa di risonanza. Eppure, in questa ricerca di rigore simbolico, a volte si sente la mancanza di un po' di quel disordine umano che rende il cinema vivo. Si ammira la composizione scenica di Gaspare De Pascali, si lodano i costumi di Maria Rita Barbera, ma si resta, appunto, spettatori dietro una grata.

È impossibile non pensare a Gloria! di Margherita Vicario, uscito poco prima. Ma se lì la musica era pop e ribellione gioiosa, qui è disciplina e introspezione dolorosa. Michieletto sceglie la strada più ardua: quella del rigore. Il film ha vinto l'Audience Award a Chicago e ha convinto a Toronto, segno che la sua universalità arriva. Ma per lo spettatore medio in cerca di una "favola musicale", questo film potrebbe risultare ostico. Richiede pazienza. Richiede, come suggerisce il pressbook, "attenzione e silenzio".

Primavera è un esordio che abbaglia per maturità tecnica e ambizione. Tecla Insolia si carica il film sulle spalle con una grazia feroce, trasformando ogni inquadratura in una battaglia silenziosa. Michieletto dimostra di saper maneggiare la macchina da presa con la stessa autorità della bacchetta da direttore, ma a volte si ha la sensazione che abbia paura di "sporcare" la sua partitura perfetta con l'imperfezione della vita vera. Non è un film per tutti: chi cerca l'intrattenimento facile ne uscirà provato. Ma per chi è disposto ad accordarsi sul suo ritmo lento e contemplativo, Primavera offre un finale che, proprio come la stagione del titolo, arriva a sciogliere il gelo accumulato in due ore di rigorosa bellezza.

Damiano Michieletto (Venezia, 1975), sempre al centro dell’interesse della stampa, oggi è certamente riconosciuto come uno tra i più visionari e rivoluzionari registi di opera lirica, in Italia e nel mondo. Tante le opere liriche che ha diretto, collaborando con i maggiori palchi italiani e internazionali: dal Teatro alla Scala di Milano alla Royal Opera House di Londra, dal Teatro La Fenice di Venezia alla Staatsoper di Berlino, all’Opera di Parigi. Le sue produzioni hanno ricevuto molti premi come il Laurence Olivier Award, l'Irish Time Award, il premio russo Casta Diva, il Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana, l'Österreichischer Musiktheaterpreis, il Reumert Prize, il Melbourne Green Room Award. É direttore artistico dell'edizione 2025 del Caracalla Festival, dove firma anche la regia dello spettacolo "West Side Story". Primavera è il suo esordio alla regia cinematografica