Anteprime Venezia82

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VENERDI 05 SETTEMBRE

Marta e Guido hanno chiuso la loro storia, ma la separazione diventa complicata quando c’è di mezzo Andrea, il loro figlio unico di otto anni. Decidono quindi di rivolgersi al tribunale dei minorenni per stabilire in modo definitivo come dividere il tempo del bambino tra i due genitori.

Il percorso giudiziario li porta a colloqui e perizie che li costringono a confrontarsi con le proprie fragilità, così come a cercare di capire, almeno in parte, le emozioni di Andrea. Il bambino, in particolare, fatica a gestire il senso di perdita e la pressione di sentirsi diviso tra due persone che ama allo stesso modo.

Marta e Guido mettono in campo tutte le loro risorse: fragilità, orgoglio e qualche gesto impulsivo, in una battaglia silenziosa ma intensa per trovare il proprio spazio. Alla fine, ciò che entrambi cercano non è vincere, ma costruire un nuovo equilibrio che possa tenere insieme le loro vite e, soprattutto, quelle del loro bambino.

IL CINEVERDETTO

L'isola di Andrea

Questo film entra in sala in silenzio e in silenzio ti frega. L’isola di Andrea sembra un dramma familiare da festival m poi comincia a scavare e sotto trova roba che punge.

La storia gira attorno a un padre, una madre e un figlio e a una manciata di errori che nessuno ha mai messo sul tavolo. L’isola è un bel posto da cartolina, ma funziona come una gabbia: mare ovunque, vie di fuga zero. Perfetta per chi ha passato la vita a evitare le proprie responsabilità. Il film gioca una partita sottile. Tutto passa attraverso micro-espressioni, pause, frasi lasciate a metà. Andrea, il ragazzo, è il vero barometro emotivo del film. Intorno a lui gli adulti girano come pianeti sbagliati, tutti convinti di avere ragione, tutti incapaci di dire una cosa semplice: “ho fatto un disastro”. E lì il film affonda il coltello.

L’isola di Andrea lavora sotto pelle: una storia di affetti sbagliati che ti rimane addosso.