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MATERIAL LOVE

Data di Uscita (Italia): 4 settembre 2025
Anno: 2025
Nazione: Finlandia, USA
Genere: commedia, sentimentale
Casa di Produzione: 2AM, Killer Films, A24
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 116 min
Regia: Celine Song
Sceneggiatura: Celine Song
Fotografia: Shabier Kirchner
Musiche: Daniel Pemberton
Attori: Dakota Johnson, Chris Evans, Pedro Pascal, Zoë Winters, Marin Ireland, Dasha Nekrasova, Sawyer Spielberg, Louisa Jacobson

Material Love
TRAILER

L'amore al tempo degli algoritmi.

Il ricordo del 2023 è ancora vivido per molti spettatori che rimasero folgorati dalla delicatezza di Past Lives, un'opera capace di raccontare il destino e l'amore con la potenza di un sussurro. Celine Song aveva dimostrato quanto la semplicità potesse scavare a fondo nell'animo umano, lasciandoci addosso la sensazione rara di aver trovato qualcuno in grado di narrare i sentimenti senza ricorrere alla retorica. Quella pellicola ci era scivolata sotto pelle ed era stata custodita da molti come un ricordo intimo e personale. Proprio per questo motivo l'attesa per il suo secondo lavoro, intitolato Material Love (o Materialists nella versione originale), era carica di speranze e aspettative altissime.

Il progetto sembrava avere tutte le carte in regola per replicare il miracolo, forte di un'ambientazione nella New York contemporanea e di un cast stellare composto da Dakota Johnson, Pedro Pascal e Chris Evans pronti a dare vita a un intrigante triangolo amoroso. Sulla carta appariva come la ricetta perfetta per un nuovo successo, eppure questa volta qualcosa nel meccanismo narrativo si è inceppato e l'incanto si è rotto.

Al centro della vicenda troviamo Lucy, interpretata da Dakota Johnson, una matchmaker di professione che organizza incontri e crea legami su misura con una precisione chirurgica. Se sul lavoro la protagonista appare impeccabile, la sua vita privata naviga in acque decisamente più turbolente. La donna si ritrova divisa tra un passato irrisolto, incarnato dall'ex squattrinato col volto di Chris Evans, e un futuro scintillante offerto da un finanziere milionario fin troppo perfetto interpretato da Pedro Pascal. Si apre così un conflitto interiore che assume i contorni di una valutazione economica più che sentimentale.

La regista sceglie di mettere in scena l'amore come se fosse un mercato o una trattativa d'affari, ovvero un bilancio costante tra il desiderio e la pura convenienza. L'idea di partenza risulta affascinante e profondamente radicata nella nostra epoca, poiché oggi tutti abbiamo il sospetto che le emozioni finiscano spesso filtrate attraverso lo status sociale e le compatibilità calcolate dagli algoritmi. Tuttavia, nonostante questa premessa intellettualmente stimolante, l'esecuzione cinematografica fatica a trovare la giusta quadra.

Il problema principale risiede nel fatto che Material Love sembra non sapere mai con certezza che tipo di film voglia essere. La pellicola si mantiene troppo seriosa per funzionare come commedia brillante, ma allo stesso tempo risulta troppo superficiale per colpire lo spettatore come un vero dramma sociale. L'opera finisce per restare intrappolata in una terra di mezzo che non riesce ad appassionare davvero. Persino il cast fatica a salvare la situazione, con una chimica tra la Johnson e Pascal che si rivela sorprendentemente debole e dialoghi che sanno spesso di già sentito.

Esiste però un elemento che funziona magnificamente e riesce quasi a riscattare l'esperienza visiva, ovvero la colonna sonora. Daniel Pemberton tesse un tappeto musicale elegante che alterna sapientemente momenti orchestrali a sonorità urbane, regalando brani che da soli riescono a evocare un mondo intero. A sorprendere sono le scelte delle canzoni, come My Baby (Got Nothing At All) dei Japanese Breakfast oppure le intense cover di Baby Rose quali I'll Be Your Mirror e That's All, capaci di colorare le immagini con la giusta dose di nostalgia. Scelte di gusto come Manhattan di Cat Power o Big Time Nothing di St. Vincent calano lo spettatore in una New York che appare malinconica e vibrante allo stesso tempo. Paradossalmente è proprio la musica a conferire al film quella dimensione emotiva che la scrittura non sempre riesce a trovare, facendo sì che il suono rimanga impresso nella memoria più della storia stessa.

Il confronto con il passato diventa inevitabile e a tratti impietoso. Mentre in Past Lives regnava il coraggio del silenzio e la potenza del non detto diventava universale, qui Celine Song sembra avere troppa fretta di spiegare e analizzare ogni dettaglio. Questo bisogno di mettere tutto in chiaro finisce per disperdere quella magia che aveva reso unico il suo debutto.

L'unico momento in cui quell'antico incanto sembra riaffiorare è racchiuso nel curioso epilogo collocato dopo i titoli di coda, ambientato al City Hall. Quei pochi minuti condensano un romanticismo universale e sembrano quasi un messaggio della regista per dirci che quello era il film che aveva in mente fin dall'inizio. Material Love non è un'opera da scartare totalmente in quanto contiene idee interessanti e momenti di bellezza, ma la differenza sostanziale è che questa volta le emozioni non arrivano dritte al cuore.

Dopo un esordio che aveva sfiorato la perfezione era forse inevitabile che il secondo film risultasse meno sorprendente. Questo lavoro rappresenta un passo falso, seppur non privo di un certo fascino, che prova a rinnovare i codici della commedia romantica senza però riuscire a trovarle un'anima definita. Anche nelle sue incertezze qualcosa resta, come un'intuizione visiva o un brano che si incastra perfettamente con un'inquadratura, dimostrando che l'atmosfera resiste più della trama. Forse è poco rispetto a ciò che Song ha dimostrato di saper fare, ma basta per continuare a credere che in futuro tornerà a sorprenderci.