Recensioni CineVerdetti
Scopri le nostre opinioni sui film, dalle ultime uscite ai capolavori da Oscar.
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2


Data di Uscita (Italia): 29 aprile 2026
Anno: 2026
Nazione: USA
Genere: Commedia, Drammatico
Casa di Produzione: Walt Disney Pictures, 20th Century Studios
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Durata: 119 minuti
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna (basata sui personaggi di Lauren Weisberger)
Fotografia: Florian Ballhaus
Musiche: Theodore Shapiro (con canzoni originali di Lady Gaga)
Attori: Meryl Streep (Miranda Priestly), Anne Hathaway (Andy Sachs), Emily Blunt (Emily Charlton), Stanley Tucci (Nigel), Justin Theroux (Benji Barnes), Lucy Liu (Sasha Barnes), Kenneth Branagh (Stuart), Simone Ashley (Amari), Lady Gaga, Tracie Thoms (Lily).

Il Diavolo Veste Prada 2
TRAILER
Il Diavolo veste Prada 2: L’agonia glamour di un impero che cambia pelle
Dopo vent’anni di attesa, il timore che un sequel potesse intaccare il mito di Runway era palpabile. Eppure, Il Diavolo veste Prada 2 si dimostra un’operazione intelligente: una pellicola estremamente curata che, invece di inseguire la nostalgia facile, sceglie di raccontare la fine di un’epoca. Il film è una lettera d'addio al giornalismo cartaceo tradizionale, travestita da commedia sofisticata, dove il lusso diventa la coreografia di un cambiamento ineluttabile.
Il baricentro del racconto si è spostato: il tema dell'era digitale è il vero antagonista. La carta stampata è in crisi e Miranda Priestly si trova a navigare in un mare dove l'autorità non è più garantita dal talento, ma dagli algoritmi e dalle sponsorizzazioni. La regia sceglie una fotografia tagliente, quasi tecnologica, che ben si sposa con le ambientazioni tra New York e una Milano mai così capitale del fashion, sottolineando visivamente il passaggio dal calore del vintage alla freddezza dei nuovi media.
Il cuore del film risiede nell'evoluzione dei rapporti tra le tre protagoniste, che evitano accuratamente ogni deriva caricaturale. Meryl Streep torna con una Miranda meno algida rispetto al passato, ma assolutamente calzante nel ruolo. La sua è una prova di grande equilibrio: restituisce una donna consapevole che il terreno sta tremando sotto i suoi piedi, ma decisa a difendere la propria visione con una dignità quasi tragica. Accanto a lei ritroviamo un instancabile Nigel (Stanley Tucci), unica colonna rimasta fedele a un impero che scricchiola.
Anne Hathaway ci consegna una Andy Sachs profondamente maturata, ormai professionista affermata nel giornalismo d'inchiesta. È affascinante notare come l'attrice sia riuscita a mantenere quei tratti goffi e quell’attitudine inadatta al contesto dell'alta moda, rendendo il personaggio umano e tridimensionale. Andy torna a Runway non come vittima, portando con sé una consapevolezza etica che si scontra frontalmente con le nuove logiche di mercato.
La vera sorpresa, tuttavia, è la Emily di Emily Blunt. Qui il personaggio viene portato all'estremo, ma in senso psicologico. Emily è diventata una potente manager per un grande gruppo del lusso (Dior) ed è lei, ora, ad avere il coltello dalla parte del manico. Il film scava finalmente nei margini in cui era stata lasciata vent'anni fa, mostrandoci una donna che ha trasformato la sua antica frustrazione in potere puro. Il confronto tra lei e Miranda è uno dei vertici emotivi della pellicola.
In questo ecosistema si inserisce con una naturalezza sorprendente Lady Gaga. La sua performance è solida e perfettamente integrata nel tono del film; oltre alla recitazione convincente, Gaga firma anche la canzone originale creata appositamente per il film. Un brano potente, destinato a diventare iconico, che accompagna i momenti di massima tensione emotiva con una forza dirompente.
Il film non dimentica i suoi estimatori, ma gestisce i richiami al passato con estrema classe. L’operazione di fanservice più riuscita riguarda la rivisitazione del celebre maglioncino ceruleo. Reinventato per la scena finale in un’ottica di moda sostenibile, quel capo diventa il simbolo di una chiusura del cerchio perfetta. È un omaggio che non risulta forzato, ma serve a ricordare che la sostanza del gusto rimane, anche se cambia la forma in cui viene consumato.
Il Diavolo veste Prada 2 è un sequel di pregevole fattura, capace di risultare più autentico del suo predecessore proprio perché decide di mostrare le crepe del mito ma comunque meno iconico. È un racconto brillante e malinconico sull'autodeterminazione e sul costo delle scelte professionali. Miranda Priestly non è affatto finita: ha solo capito che per continuare a regnare deve imparare a parlare un nuovo linguaggio.
