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MOTHER MARY


Data di Uscita (Italia): 14 maggio 2026
Anno: 2026
Nazione: USA, Germania
Genere: Drammatico, Musicale
Casa di Produzione: A24, Homegrown Pictures
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 112 minuti
Regia: David Lowery
Sceneggiatura: David Lowery
Fotografia: Andrew Droz Palermo
Musiche: Daniel Hart, Jack Antonoff, Charli XCX
Attori: Anne Hathaway, Michaela Coel, Hunter Schafer, Sian Clifford, FKA Twigs, Kaia Gerber

Mother Mary
TRAILER
David Lowery possiede un talento raro per trasformare ogni genere cinematografico in una questione quasi spirituale. Con Mother Mary decide di entrare nel cuore pulsante dell’industria musicale contemporanea, ma lo fa evitando ogni semplificazione tipica dei racconti biografici. Il risultato assomiglia molto più a un esorcismo collettivo che a un semplice film su una popstar, confermando la capacità del regista di guardare oltre la superficie del glamour per scovare i tormenti più oscuri dell'animo umano.
Mary occupa il centro esatto della scena e Anne Hathaway le presta un corpo e una voce che sembrano costantemente sull'orlo di una rottura definitiva. Questa protagonista torna a calcare le assi del palcoscenico dopo un decennio di silenzio, portando con sé tutto il peso di un'immagine pubblica che ormai la soffoca. La sua performance riflette perfettamente la fragilità di un'icona che vede il proprio riflesso frantumarsi negli occhi dei fan. Mary desidera l'adorazione delle folle ma teme profondamente il giudizio, muovendosi in un limbo dove il successo assomiglia terribilmente a una condanna solitaria.
Il ritorno di Sam, la costumista interpretata da Michaela Coel, innesca un meccanismo di tensione psicologica che regge l'intera impalcatura narrativa. Sam rappresenta la memoria viva di una relazione che ha nutrito la creatività di entrambe prima di trasformarsi in cenere. Tra le due attrici si sprigiona un’elettricità palpabile, fatta di sguardi carichi di vecchi rimproveri e momenti di un’intimità quasi insopportabile. Il loro legame appare come un nodo indissolubile che solo l’arte, nella sua forma più spietata, può provare a sciogliere attraverso la creazione di abiti che sembrano armature.
La parte visiva curata da Andrew Droz Palermo sceglie una tavolozza cromatica fatta di contrasti violenti. Le luci dei riflettori appaiono come fari pronti a scorticare la pelle delle protagoniste, mentre le ombre del dietro le quinte proteggono segreti che nessuno vuole davvero confessare. Lowery usa la macchina da presa per inseguire Mary nei corridoi labirintici dei camerini, trasformando gli spazi del lusso in una prigione dorata dove il silenzio fa più rumore della folla.
I costumi disegnati da Bina Daigeler hanno un peso narrativo che va oltre la semplice apparenza. Ogni abito indossato dalla diva sembra un pezzo di scenografia che lei deve trascinare con fatica durante le sue esibizioni. Le paillettes e i tessuti pregiati diventano strumenti di difesa contro un mondo che vorrebbe consumarla un pezzo alla volta. L'attenzione ai dettagli riflette l'ossessione per la perfezione che Sam infonde nel suo lavoro, rendendo ogni vestito un manifesto di dolore e riscatto.
La colonna sonora firmata da Jack Antonoff e Charli XCX garantisce alla pellicola una vitalità sonora impressionante. Le tracce pop possiedono una forza trascinante che giustifica l'adorazione fanatica dei seguaci di Mary, eppure conservano tutte un retrogusto amaro. La musica si trasforma in collante per i ricordi della protagonista e diventa l'unico mezzo attraverso cui lei cerca di comunicare ciò che le parole ormai non sanno più dire. Ogni esibizione viene coreografata come un rito pagano dove la stanchezza fisica diventa la prova tangibile di un impegno artistico totale.
Si avverte chiaramente la lezione dei grandi drammi shakesperiani trasportata però negli studi di registrazione moderni. La forza del film risiede nella capacità di restare fedele a una visione autoriale fortissima pur utilizzando i codici del grande spettacolo per il pubblico. Lowery riesce a parlare di ambizione e di identità senza mai cadere nella retorica, lasciando che siano le immagini e i suoni a guidare chi guarda verso una conclusione carica di senso. Si esce dalla sala con la consapevolezza che la fama non è mai un dono gratuito, ma un sacrificio che richiede sempre qualcosa in cambio.
