VENEZIA 83
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
OASIS: DON'T LOOK BACK IN ANGER


Titolo originale: Oasis: Don't Look Back in Anger
Regia: Dylan Southern e Will Lovelace
Sceneggiatura: Steven Knight
Cast (Membri della band): Liam Gallagher, Noel Gallagher, Paul "Bonehead" Arthurs, Gem Archer, Andy Bell, Joey Waronker, Christian Madden
Genere: Documentario musicale
Durata: 122 minuti
Paese di produzione: Regno Unito
Direttore della fotografia: Haris Zambarloukos, BSC GSC (con riprese aggiuntive di Lol Crawley, James Laxton, Suzie Lavelle, Park Jung-Hoon)
Montaggio: George Cragg, Martina Zamolo
Produzione: Magna Studios presentata da Sony Music Vision in collaborazione con Sony Music Entertainment UK
Produttori: Sam Bridger, Guy Heeley
Distribuzione: Disney+
Data di uscita al cinema (Italia): 10 settembre

OASIS: Don't Look Back in Anger
TRAILER
Il Lido si toglie gli abiti eleganti e indossa una t-shirt bianca con scritto Oasis sul petto, decisamente una mise non da red carpet ma che rende onore a una delle band che hanno segnato la storia della musica degli ultimi 50 anni. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e in arrivo nelle sale cinematografiche italiane il 10 settembre, il documentario Oasis: Don't Look Back in Anger racconta dall'interno la mastodontica e insperata reunion della band di Manchester. Il nastro riavvolge il tempo partendo dalla famigerata e definitiva rottura avvenuta nel backstage del festival parigino Rock en Seine nell'agosto del 2009. Come spiegato dagli autori in conferenza stampa, l'intento non era realizzare un'opera nostalgica: "Per noi era importante che la storia attuale fosse in una sorta di dialogo con il passato, senza che fosse tutta incentrata sul passato. Abbiamo usato l'archivio quasi come memoria... Il passato fa da prologo a questo momento attuale". Da quel momento, dopo ben quindici anni di assoluto silenzio tra i due fratelli, un brusco salto temporale ci scaraventa nelle sei settimane di prove blindate presso gli studi The Mill, un'anonima zona industriale a sud-ovest di Londra, che hanno preceduto il titanico tour mondiale "Oasis Live '25".
Dietro la macchina da presa troviamo Dylan Southern e Will Lovelace, registi che hanno affrontato l'impresa con un approccio mirato a non interferire in alcun modo con i protagonisti. Per non intaccare la fragile chimica ritrovata e catturare le settimane di preparazione in modo assolutamente spontaneo, hanno aggirato il problema piazzando dodici cineprese controllate a distanza all'interno della sala prove, nascondendo di fatto l'intera troupe alla vista di Liam e Noel. Per restituire l'autenticità del momento, la produzione ha scelto di sondare il terreno individualmente prima di farli incontrare: "Era importante che ci fossero voci separate a parlare delle loro tensioni, delle loro ansie o apprensioni per ciò che stava per accadere". Come ha ricordato lo stesso sceneggiatore Steven Knight, fin dal primo giorno in cui Liam si è avvicinato al microfono, la sua tenuta vocale ha lasciato senza parole l'intera stanza, a partire dal fratello Noel. Insieme si mettono a lavorare a testa bassa per restituire dignità al progetto, lucidando inni generazionali del calibro di "Wonderwall" e "Live Forever".
Questa etica del lavoro così rigorosa presenta tuttavia un piccolo conto da pagare a livello di narrazione intima. Il film offre ai fan l'ambitissima prima intervista congiunta dei fratelli Gallagher in oltre vent'anni; un faccia a faccia che, come precisato al Lido, è stato concepito strategicamente dagli autori non come un punto di partenza ma come "un punto di arrivo, una destinazione", poiché forzarlo all'inizio "non sarebbe stato pratico". Quando i due appaiono finalmente insieme, pur mantenendo un registro di fortissima difesa personale, emerge tutta la loro naturale sintonia: "Si siedono insieme e lo vedi all'istante che sono fratelli e si stanno facendo una risata", hanno commentato in conferenza, aggiungendo con ironia: "E poiché sono così geniali, praticamente tutto ciò che dicono potresti stamparlo su una maglietta, perché sono così intelligenti e così divertenti".
Più che affidarsi a operatori di macchina tradizionali, la produzione ha compiuto una scelta di grande intelligenza cinematografica schierando una squadra di direttori della fotografia di prim'ordine, il premio Oscar Lol Crawley e James Laxton. A loro è stata data carta bianca per filmare l'esperienza dal vivo attraverso la propria personale sensibilità. Il climax esplode fin dalla primissima data di Cardiff, dove una colossale ondata di euforia collettiva travolge letteralmente lo schermo. Il documentario registra in maniera tangibile un inaspettato passaggio di testimone: la telecamera indugia spesso sulla commozione di padri e figli stretti in un abbraccio, unendo generazioni diverse. È proprio in questi frammenti che emerge il nucleo tematico del film, ovvero il perdono, simboleggiato in maniera folgorante (e inaspettata) dall'ingresso dei due fratelli sul palco tenendosi per mano.
L'urto sonoro in sala garantisce un'esperienza immersiva, eppure rimane una sola ombra nel backstage del progetto. L'impronta di Steven Knight, osannato creatore di Peaky Blinders che qui figura come ideatore e sceneggiatore, finisce a tratti per spingere troppo sul pedale di un'epica studiata a tavolino, scontrandosi con la storica e sfrontata genuinità degli Oasis. L'opera targata Disney+ e Magna Studios smussa i vecchi angoli preferendo la magnifica e rumorosa celebrazione di una band che ha ritrovato sé stessa.
A dare la vera linfa vitale all'opera, interamente girata in formato IMAX, ci pensa fortunatamente l'incredibile marea umana sotto il palco, immortalata attraverso il materiale raccolto in dodici concerti sparsi in tre continenti. Un'energia travolgente che ha contagiato la stessa Mostra. Anche nelle sale del Lido era palpabile il trasporto e il catartico appagamento di vedere finalmente restituito ciò che i Gallagher hanno fatto mancare negli ultimi quindici anni. Pur mantenendo la sua naturale compostezza, la platea veneziana è diventata a tutti gli effetti un'estensione della folla adorante sotto i palchi del 2025.
E visto il clamore della loro ospitata in Laguna per la Biennale, ci si attendeva quantomeno uno spoiler, o una mezza conferma, sui tanto vociferati concerti di Roma del 2027. Invece le bocche sono rimaste cucite: i Gallagher, ormai, hanno imparato alla perfezione l'arte di farsi attendere.
Venezia indossa la t-shirt degli Oasis: la sublime arte di farsi attendere




